ELABORAZIONE DEL LUTTO

"La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante"

(Haruki Murakami)

Lutto

Il lutto, inteso sia come sentimento di dolore sia come processo psicologico che consegue a una perdita importante, rappresenta un’esperienza di vita critica, che richiede di fare i conti con le proprie capacità di gestione della sofferenza e di mettere in gioco le proprie risorse al fine di recuperare una condizione di equilibrio.

L’intervento strategico offre alla persona che si trova ad affrontare un lutto uno spazio di elaborazione della perdita in cui vivere fino in fondo le proprie emozioni e attraversare il dolore per uscirne più rapidamente. L’intervento è breve, focalizzato sull’evento critico e volto a facilitare l’adattamento alla perdita e la riorganizzazione della propria vita attraverso l’utilizzo di tecniche specifiche e la promozione di comportamenti funzionali al processo di elaborazione.

Cos'è il lutto?

In psicologia, il termine “lutto” indica uno stato di profondo dolore che si verifica in seguito alla perdita non solo di una persona cara, ma di qualunque condizione e relazione importanti nella vita di un individuo. Il lutto perciò può verificarsi, ad esempio, anche inseguito alla rottura di una relazione affettiva importante, alla perdita di un lavoro o alla morte del proprio animale da compagnia.

Queste situazioni sono generalmente caratterizzate da un'intensa sofferenza, che richiede di sviluppare molteplici adattamenti sul piano emotivo, cognitivo ed esistenziale, per poter ritrovare e ricostruire un proprio progetto di vita e dare un senso alla perdita (De Luca, 2025). 

Per questo il lutto si configura non solo come una risposta emotiva alla perdita, ma anche come un processo di elaborazione che porta gradualmente a trasformare le emozioni, i pensieri e gli orizzonti, per poter integrare l'evento nella propria vita. 

Come si manifesta il lutto?

Il lutto non è una patologia, ma un'esperienza umana universale.

Si tratta di un processo normale e fisiologico che comprende diverse manifestazioni di tipo emotivo, cognitivo, comportamentale, somatico e spirituale:

Manifestazioni emotive

Tristezza, pianto, rabbia, umore depresso, senso di colpa, ansia, irritabilità, risentimento, imbarazzo, ma anche senso di sollievo, frivolezza, espressione di emozioni non appropriate alla situazione (es. sorrisi nervosi, risate in contesti in cui potrebbero risultare fuori luogo).

Manifestazioni cognitive

Negazione dell’accaduto, senso di irrealtà, disorientamento, confusione, difficoltà di attenzione, di concentrazione e di memoria, preoccupazione, necessità di parlare dell’evento o del defunto, sensazione che il tempo passi molto lentamente, rimuginio, immagini intrusive del defunto o dell’evento che ha rappresentato una perdita, allucinazioni sensoriali in cui sembra di continuare a vedere o a sentire chi non c’è più.

Manifestazioni comportamentali

Ritiro sociale, isolamento o, al contrario, bisogno di stare con gli altri; difficoltà a impegnarsi nella normale routine quotidiana, uso di sostanze, desiderio di introdurre cambiamenti importanti nella propria vita (casa, amicizie, arredamento…), necessità di distrarsi e di mantenersi impegnati in molte attività.

Manifestazioni somatiche

Astenia, sensazione di torpore, bocca secca, groppo in gola, respiro corto, mal di stomaco, nausea, senso di oppressione al petto, irrequietezza, spossatezza, disturbi del sonno e dell’appetito, dolori, rigidità dei muscoli e delle articolazioni, vertigini, capogiri, sentirsi svenire.

Manifestazioni spirituali

Patteggiare con Dio, arrabbiarsi con Dio, rinnovare o mettere in discussione le proprie credenze religiose, sentirsi puniti, cercare un significato alla morte del proprio caro, interrogarsi sull’esistenza dell’anima e su ciò che accade dopo la morte, ricorso a rituali e a cerimonie di congedo.

Le manifestazioni del lutto sono generalmente molto intense nei due mesi successivi alla perdita, ma la durata di un lutto fisiologico è stimata tra i 6 mesi (ICD-10) e i 12 mesi (DSM 5): si tratta comunque di un processo estremamente individuale, che può richiedere tempi diversi a seconda della persona e delle circostanze specifiche.

Generalmente, l’intensità delle manifestazioni descritte diminuisce con il tempo, man mano che subentra l'accettazione della perdita e si costruisce una modalità diversa di stare al mondo, nonostante la mancanza.

Le fasi del lutto

Il lutto è un percorso: non termina con i riti e le cerimonie di congedo ed è assimilabile a un periodo di “convalescenza emotiva”, necessario per riprendersi dalla perdita. Tutti attraversano un periodo di lutto dopo una perdita importante, anche se ognuno manifesta il proprio cordoglio in modi e tempi diversi.

Nel corso degli anni, sono stati proposti diversi modelli di elaborazione del lutto, la maggior parte dei quali hanno teorizzato il succedersi di diverse "fasi"; tra questi, il più noto è probabilmente quello di Elisabeth Kübler-Ross (1969):

Fase della negazione o del rifiuto

È la fase in cui predomina un senso di incredulità e di rifiuto della realtà, per cui l’evento viene negato, considerato impossibile, come se non fosse accaduto. Spesso subentra a un iniziale stato di stordimento, di “shock”, in cui non ci si rende conto di quanto successo. La negazione serve a proteggersi dall'ansia e dal dolore eccessivi e consente di prendersi il tempo necessario per metabolizzare l’evento. Con il tempo tende a lasciare spazio alle altre fasi.

Fase della rabbia

È caratterizzata da un forte senso di rabbia diretta verso di sé e verso gli altri, verso chiunque possa essere ritenuto responsabile della perdita: può investire i familiari, i medici, Dio, il destino. La rabbia rappresenta un fattore molto importante per l’elaborazione del lutto, in quanto chi tende ad irrigidirsi in questa fase ha maggiori difficoltà nel riuscire ad accettare la perdita e ad andare oltre.

Fase del patteggiamento/contrattazione

Si inizia a rendersi conto dell'accaduto e a prendere atto di come stanno le cose, ma la perdita può essere percepita come una condizione temporanea, per cui si cercano soluzioni, spesso irrazionali, per riavere indietro ciò che si è perso: si fanno promesse ("se torni non ti lascerò mai più solo") e si patteggia (spesso con Dio, "se me lo ridai indietro andrò a messa tutti i giorni") nella speranza di poter tornare indietro.

Fase della depressione

La consapevolezza della perdita e il dolore che ne deriva si sostituiscono alla negazione e alla rabbia; predomina la disperazione per un fatto percepito come ineluttabile e irreversibile. Possono verificarsi astenia e tendenza a chiudersi in sé stessi.

Fase dell'accettazione

Subentra gradualmente alle altre e comporta l’accettazione della perdita, sebbene la rabbia e il dolore possano essere ancora presenti, ma con minor frequenza e intensità. Si inizia a riorganizzare la propria vita nel presente e a valutare progetti per il futuro.

Studi più recenti hanno dimostrato che non esiste un percorso standard quando si subisce una perdita importante. Le diverse fasi possono alternarsi e ripresentarsi più volte, non necessariamente nell'ordine in cui sono elencate, talvolta miste e sovrapposte, in un processo di elaborazione che può richiedere anche diversi mesi o anni.

Il modello "duale" o "a doppio processo", formalizzato da Stroebe e Schut nel 1999, rappresenta un'alternativa molto valida per comprendere l'esperienza del lutto, che pone l'accento sull' "oscillazione" tra la tristezza profonda, il desiderio e la nostalgia per chi non c'è più e il bisogno di andare avanti e adattarsi alla nuova realtà. Sulla base di questo modello, il terapeuta accompagna e supporta la persona in lutto sia nel confronto con la perdita, facilitando l'espressione delle emozioni più difficili, sia nel lavoro di ricostruzione, incoraggiando il graduale reinserimento nella vita (Morris, 2025).

L'intervento strategico nell'elaborazione del lutto

Se il lutto è un processo normale e fisiologico, perché chiedere supporto a uno psicologo? Se è vero che non c’è un modo giusto o sbagliato per attraversare il lutto, tuttavia esistono alcuni comportamenti che possono rallentarne l’elaborazione ed altri che si rivelano invece funzionali a procedere verso l'adattamento alla perdita.

La società occidentale odierna in questo non aiuta: la morte è nascosta e il dolore è un’emozione scomoda, che si fatica a concedere e a concedersi. La strategia alla quale si fa ricorso più spesso di fronte all’esperienza della perdita è quella della distrazione, del non pensare, che incoraggia a spostare la propria attenzione dalle emozioni alle attività più concrete, nella speranza che il dolore, ignorato, scompaia. In realtà questo atteggiamento non fa che prolungare il lutto, che per essere superato richiede il confronto con tutte le emozioni, anche le più difficili.

Il sostegno psicologico è inoltre necessario quando ci si scopre bloccati su pensieri, convinzioni ed emozioni che non permettono di prendere atto del cambiamento e di provare a ricostruirsi: incredulità che persiste per molto tempo dopo la morte, rabbia, senso di ingiustizia (“perché proprio a me?”), senso di colpa e angoscia, ad esempio. Sono degni di attenzione anche i comportamenti a rischio, quali l'abuso di alcool e sostanze e la tendenza all' isolamento sociale.

L’intervento strategico nell’elaborazione del lutto aiuta la persona ad accogliere le proprie reazioni alla perdita come risposte naturali e normali, sostenendola nella creazione di spazi in cui affrontarle senza opporvisi; come disse Robert Frost: “Il miglior modo per uscirne è sempre passarci attraverso”. Particolare attenzione viene dedicata al lavoro sulla rabbia e sui sensi di colpa, che trovano modo di esprimersi attraverso modalità funzionali e non distruttive. Gradualmente inoltre, la persona viene guidata a riorganizzare la propria vita e a raggiungere un nuovo equilibrio.

Le tecniche narrative sono spesso utilizzate nell’intervento strategico rivolto all’elaborazione del lutto, in quanto la possibilità di raccontare la propria esperienza e dare libero sfogo alle proprie emozioni agevola il superamento del dolore.